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Legambiente Pachino – La Torre Scibini (o Xibini)

La torre Scibini, ubicata nei pressi dell’abitato di Pachino, fu eretta nel 1494 dal barone Antonino Xurtino o Sortino, signore dei feudi Scibini, Bimmisca e Belludia.

Il barone Antonino apparteneva ad una illustre e nobile casata stabilitasi a Noto alla fine del XIV secolo, sotto il Re Martino il Giovane.

Il privilegio di investitura del feudo Scibini e degli altri feudi fu concesso ad Antonino il 10 luglio 1492 dal vicerè Ferdinando de Acugna, in nome e per conto di Ferdinando II detto il Cattolico, re di Aragona e di Sicilia.

Antonino fece costruire la torre per suo prestigio personale e per difendere le sue terre e i raccolti dalle razzie dei pirati barbareschi. Quel che rimane oggi della torre sono il basamento a scarpa, a pianta quadrata con volta a botte, e il lato orientale delle mura del piano superiore. Nel 1994 la torre è stata oggetto di un intervento di consolidamento e restauro conservativo ad opera della Soprintendenza di Siracusa.

Il rudere, allo stato attuale, raggiunge l’altezza di circa dieci metri mentre i lati della base misurano ciascuno 10,30 metri. Sul prospetto orientale si osservano ancora: una porticina ogivale, integra e sospesa nel vuoto, uno stemma scolpito nella pietra calcarea e una lapide con iscrizione in lingua latina.

Lo stemma è quello della famiglia Sortino, qui delimitato da un’elegante cornice in rilievo di forma romboidale. All’interno della cornice si riconosce ancora l’insegna della casata, costituita da uno scudo con tre barre oblique in basso sormontate da una barra orizzontale al centro. Nella parte superiore, dove doveva trovarsi una rosa, lo stemma è stato rovinato dai processi erosivi.

Il disfacimento della pietra ha intaccato anche la lapide posta sopra lo stemma, non consentendo di leggere, nella sua interezza, l’iscrizione.

Nella parte alta della torre si protendono dei mensoloni, o quel che resta di essi, che forse sorreggevano un coronamento aggettante. Nella parete interna del primo piano è sopravvissuto alle ingiurie del tempo un bel pilastro dai conci squadrati, che termina con un ringrosso a guisa di abaco, destinato a sostenere la volta del secondo solaio.

I documenti antichi testimoniano che vicino alla torre si trovavano delle stalle, un magazzino per il deposito del grano e di altre derrate agricole, un pozzo e dei piccoli caseggiati ad uso dei contadini che lavoravano nel feudo.

Quel che è certo è che la torre non fu mai presidiata da una guarnigione militare né tantomeno fu utilizzata come punto d’avvistamento e segnalazione. In essa, infatti, si teneva solamente un custode per la sorveglianza del luogo e per i lavori di manutenzione. Ne è la prova un atto notarile dell’ottobre 1547 con il quale il gabelloto che aveva in affitto il feudo Scibini assoldava come guardiano della torre un certo mastro Santoro Carnemolla di Noto, il quale era tenuto a mantenere la torre mundas et nitidas senza allontanarsi mai né di giorno né di notte.

Nel 1563 la nobildonna Ippolita Sortino, che aveva ereditato dal padre Vincenzo (nipote del barone Antonino) il feudo Scibini e la relativa baronia, andò in sposa al barone Giovan Francesco Starrabba, originario della città di Piazza (oggi Piazza Armerina). Da quel momento in poi il feudo Scibini e la torre omonima diventarono proprietà della famiglia Starrabba.

Nel febbraio del 1574, in seguito all’incursione di alcuni predoni sbarcati da una galeotta in località Acqua Palomba, alcuni contadini cercarono scampo presso la torre, riuscendo a salvarsi. Altri non ebbero la stessa fortuna. Due giovani mandriani furono uccisi a colpi di scimitarra presso una masseria e ben otto persone, tra cui anche un bambino di dodici anni, furono trascinate via dai pirati e condotte in schiavitù in qualche città della Barberia.

Nel marzo del 1588 fu dato incarico ad alcuni mastri muratori e manovali netini di costruire le mura che ancora oggi circondano la torre. Il contratto fu stipulato a Noto presso lo studio del notaio Francesco Giantommaso.

La torre fu seriamente danneggiata dal terribile terremoto del 1693 e da allora, forse, mai più rimessa in sesto.

Il disegno più antico della torre Scibini risale al 1780 ed è opera del sacerdote Antonino Maria Tedeschi, autore di un trattatello manoscritto sulla storia di Noto e sul suo territorio.

Nell’agosto del 1987 la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Siracusa propose al sindaco di Pachino di acquisire la torre al demanio comunale, avvalendosi della L.R. n. 80/77, in modo da poter procedere a tempestivi interventi di restauro. Il Comune di Pachino divenne proprietario della torre nel 1992.

Autore:  Antonello Capodicasa  

Bibliografia essenziale

Littara V., Storia di Noto Antica dalle origini al 1593, Trad. e note di F. Balsamo, II ed., Noto 1997.

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Posted by on Nov 9 2011. Filed under Pachino e i suoi dintorni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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