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Legambiente Pachino – Attacco al Piano Paesaggistico, fase 2

No a pasticci istituzionali: la Soprintendenza è l’unico organo competente a esaminare le osservazioni e migliorare il piano, secondo procedure trasparenti, aperte alla partecipazione dei soggetti interessati.

Dopo avere provato, senza successo, a bloccare l’efficacia del piano paesaggistico con una serie di ricorsi al TAR di Catania, coloro che lo osteggiano adesso provano a percorrere un’altra strada: quella dello svuotamento dello strumento dalle prescrizioni più stringenti a tutela del paesaggio e della discussione al di fuori delle sedi istituzionalmente preposte per l’esame dello stesso.

Come è stato riportato anche dagli organi di stampa, con una serie di ordinanze emesse nel corso degli ultimi due mesi il TAR di Catania ha rigettato le istanze cautelari proposte nell’ambito dei ricorsi avanzati dalla Provincia Regionale, da alcuni Comuni della Provincia di Siracusa e da privati per l’annullamento del Piano Paesaggistico adottato dalla Regione lo scorso febbraio. Se accolte, le istanze avrebbero bloccato l’efficacia delle misure di salvaguardia, entrate in vigore con l’adozione dello strumento di pianificazione, paralizzandone, di fatto, la funzione di tutela dei beni culturali e del paesaggio. Così non è stato, anche grazie all’incisiva azione di Legambiente Sicilia costituitasi nei giudizi amministrativi, con lo studio legale Giuliano, a difesa del piano e in opposizione ai ricorsi. A questo punto pensavamo che, esaurita la fase di attacco frontale, fosse il momento di procedere con serenità e svolgere dinanzi alla Soprintendenza quella ulteriore fase istruttoria propedeutica alla definitiva approvazione del piano, attraverso la presentazione e la valutazione delle osservazioni dei soggetti interessati.

Tuttavia alcuni Sindaci hanno ritenuto di rivolgersi al Prefetto per convocare una riunione nella quale discutere i contenuti del piano anche alla presenza dell’Assessore regionale ai beni culturali Missineo e al Direttore del medesimo assessorato, Campo. Da quanto si è appreso dagli organi di informazione, all’esito dell’incontro è stato deciso di ridiscutere il piano.

Non comprendiamo perché i contenuti di uno strumento di pianificazione territoriale, che ha la finalità di perseguire quellatutela del paesaggio” che lo Statuto della Regione Siciliana enumera tra le materie di competenza esclusiva della Regione (art.14, lett. n), debbano essere discussi in un incontro dinanzi al Prefetto, organo periferico del Ministero degli Interni. Non comprendiamo perché i rappresentanti degli enti locali anziché seguire le procedure previste dalla legge per migliorare il piano attraverso la presentazione delle osservazioni vogliano coinvolgere il Prefetto in una discussione che non gli compete né nel metodo né nel merito.

Ci preoccupano le parole del Direttore dell’assessorato regionale ai Beni Culturali, Campo, secondo cui le prescrizioni del piano (anche quelle relative alle aree segnalate in rosso, di massima tutela) non avrebbero carattere cogente ma imporrebbero semplicemente indirizzi per la pianificazione urbanistica. Questo significherebbe di fatto svuotare il piano di ogni contenuto e degradarlo da strumento di tutela a strumento di indirizzo, non vincolante. Con buona pace della tutela del paesaggio.

Siamo molto preoccupati perché temiamo che l’intento perseguito non sia quello di migliorare il piano, correggendone gli errori, ma quello di “addomesticarlo, modellandolo secondo le esigenze degli strumenti urbanistici che ad esso dovrebbero conformarsi. Seguendo dunque il percorso esattamente opposto a quello previsto dalla legge, che attribuisce al piano paesaggistico la funzione di sottoporre a specifica normativa d’uso il territorio e lo individua quale strumento gerarchicamente sovraordinato agli strumenti di pianificazione comunali e provinciali.

Temiamo ancora una volta che si voglia modificare il piano in modo da rendere possibili operazioni immobiliari in aree di elevato pregio che il piano adottato non consentirebbe, come la costruzione di villaggi turistici sulla costa (compresa la Pillirina), nuovi centri commerciali a Epipoli, ville a ridosso del Castello Eurialo, complessi residenziali a Tremmilia, e isole artificiali dentro il Porto Grande.

La discussione sul piano deve essere svolta nell’esclusivo interesse della collettività e non di ristretti gruppi di potere. Poiché ci troviamo nell’imminenza delle elezioni regionali, vogliamo dirlo con chiarezza: i contenuti e le prescrizioni del piano non devono diventare merce di scambio tra il mondo della politica (soprattutto tra i prossimi candidati all’Assemblea Regionale Siciliana) e gruppi di potere economico con forti interessi in aree di pregio del territorio della provincia.

Per questo motivo la discussione deve essere riportata nell’alveo naturale che le assegna la legge: all’interno del procedimento che individua la Soprintendenza come unico responsabile, coadiuvata nella valutazione dall’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio.

Chiediamo dunque che l’iter amministrativo propedeutico alla definitiva approvazione, avvenga in maniera trasparente. In quest’ottica e con l’intento di garantire proprio in questa fase la più ampia partecipazione dei cittadini, chiediamo all’Assessorato Regionale di indire l’inchiesta pubblica e plenaria prevista dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (come ha chiesto a gran voce Salvo Salerno di Quartieri Fuori da Comune, che aderisce al nostro coordinamento), nel corso della quale esaminare il Piano in tutte le sue parti e correggere gli errori e le imperfezioni che in esso potrebbero essere rinvenute. Sarebbe un’occasione utile anche per aprire un confronto con quei soggetti, pubblici e privati che hanno proposto ricorso giurisdizionale avverso il Piano.

Noi continuiamo a pensare che il Piano paesaggistico sia una grande opportunità e che con la sua definitiva approvazione si possa aprire una nuova stagione nella storia politica e sociale della nostra provincia, finalmente rispettosa dell’ambiente e del paesaggio.

Chiediamo dunque di riavviare al più presto la pianificazione territoriale (revisione del Piano Regolatore Generale e Piano del porto) nel pieno rispetto delle prescrizioni di tutela del Piano Paesaggistico, del Piano di gestione Unesco e nell’interesse della collettività, non soltanto degli interessi particolari. Ripensiamo a partire da adesso il nostro modello di sviluppo liberandolo dall’economia del cemento e legandolo all’innovazione tecnologica, a un’edilizia basata sul recupero e la riqualificazione urbana e sul risparmio energetico, a un turismo che sia veramente sostenibile, a un’agricoltura di qualità basata sulle produzioni tipiche.

Progetto Spero: un’altra occasione mancata

Il coordinamento SOS Siracusa intende, con l’occasione, esprimere la propria posizione in merito alla recente approvazione da parte del Consiglio Comunale di Siracusa del Piano particolareggiato relativo all’area dove sorge il nucleo industriale dismesso della ex “S.p.e.r.o.”. che si affaccia sul Porto Grande della città La destinazione d’uso prevalente che si è deciso di assegnare agli immobili dell’area è quella turistico-ricettiva, anzichè quella del Centro Congressi, in difformità a quanto previsto dal vigente Piano regolatore. In pratica, sulla base di un’interpretazione per niente condivisibile delle Norme di Attuazione del Piano regolatore, si è scelto di considerare come “servizi annessi” al Centro congressi i “Residence per i convegnisti” – ricettività – in una misura ben superiore a quella consentita, ribaltando il rapporto tra destinazioni d’uso caratterizzanti e secondarie.

Il consiglio comunale, di fronte a un piano difforme alle previsioni del piano regolatore, avrebbe dovuto rigettare la proposta o avviare un procedimento di variante al piano. In questo secondo caso – anche in considerazione dell’assoluta e radicale incompatibilità del progetto di porto turistico presentato dagli stessi proprietari dell’area alle prescrizioni del piano paesaggistico (la famigerata isola artificiale grande come sei campi di calcio) – il Consiglio comunale avrebbe potuto avviare un confronto con gli stessi proprietari per verificare la possibilità di realizzare l’approdo a mare in modo ecocompatibile e nel rispetto del valore del paesaggio.

Attraverso una modifica delle destinazioni d’uso dell’area e degli immobili della ex fabbrica, si sarebbe potuto ospitare a terra parte delle strutture previste nel progetto “a mare” e realizzare ugualmente l’approdo turistico. Riteniamo, dunque, che si sia trattata di un’altra occasione persa per la città, per ribadire che la pianificazione urbanistica non deve seguire i capricci e i desideri dei privati ma rispondere all’interesse di tutti.

11 luglio 2012

Comunicato stampa Coordinamento SOS Siracusa

Short URL: http://www.legambiente.info/?p=3120

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